La fisioterapia per la protesi di ginocchio

La protesi di ginocchio è un operazione chirurgica che può essere necessaria per ripristinare le funzioni motorie di un arto inferiore. In questo articolo voglio spiegarti perché sia necessaria, come viene svolta ed in che modo la fisioterapia può essere utile per il ripristino delle attività.

4/15/2022
Fisioterapia
Matteo Pini

La fisioterapia per la protesi di ginocchio: protocollo riabilitativo

Penso che ognuno di noi conosca almeno una persona che si sia sottoposta ad un intervento di protesi di ginocchio e che abbia necessitato poi di fisioterapia.

In Svizzera infatti si stima che ogni anno 12 mila persone si sottopongono a questo intervento che è considerato ad oggi molto sicuro e dove vengono utilizzate tecniche e materiali all’avanguardia.

Ma perché sottoporsi all’intervento di protesi di ginocchio?

Gli obiettivi che puoi raggiungere sono principalmente:

  • Riduzione del dolore
  • Miglioramento della mobilità articolare
  • Miglioramento delle capacità motorie e quindi della qualità della vita

In questo articolo ti parlerò principalmente della protesi di ginocchio, soffermandomi sulle varie fasi post-operatorie, così da darti tutte le indicazioni su ciò che puoi fare e in che tempi potrai tornare alle tue normali attività della vita quotidiana.

Per farti un’idea iniziale di come avviene l’intervento fisioterapico nei primi giorni post – operatori ti invito a guardare il video qui presente.

Come hai potuto notare dal video, subito dopo l’operazione il paziente deve iniziare a muoversi e a fare fisioterapia.

Le fasi della riabilitazione dopo una protesi di ginocchio

Ti elenco qui le principali 3 fasi della riabilitazione post-operatoria, così che tu possa farti un quadro generale dei tempi di recupero in seguito alla protesi.

Nel corso dell’articolo poi le affronterò in modo più dettagliato e specifico.

Fase iniziale (0 – 7 giorni dopo l’intervento)

Gli obiettivi principali di questa fase sono:

  • Mobilizzazione passiva (eseguita dal fisioterapista o attraverso il Kinetek)
  • Educazione ai passaggi posturali
  • Recupero del ROM (range di movimento) attivo e passivo
  • Rinforzo muscolare iniziale
  • Impostazione dello schema del passo

Fase intermedia (7 – 14 giorni dopo l’intervento)

Ciò su cui si soffermerà il fisioterapista riguarda:

  • Continua la mobilizzazione e il recupero del ROM
  • Inizio di lavoro attivo sulla cyclette
  • Miglioramento dello schema del passo utilizzando due canadesi (stampelle), anche per lunghi tragitti
  • Impostazione dell’esecuzione delle scale

Fase finale (1-3 mesi dopo l’intervento)

Il lavoro sarà mirato a:

  • Impostazione del cammino con una sola canadese
  • Recupero completo del ROM
  • Esercizi di rinforzo muscolare
  • Esercizi di propriocezione e miglioramento dell’equilibrio

In media dopo 3 mesi dall’intervento il paziente può riprendere le sue normali attività della vita quotidiana, anche sportive.

Anatomia del ginocchio

Prima di poterti spiegare come avviene l’intervento di protesi al ginocchio è bene che tu sappia come è fatta l’articolazione del ginocchio.

L’articolazione del ginocchio si forma dall’unione di 3 segmenti ossei:

  • La parte distale (cioè finale) del femore
  • La parte prossimale (cioè iniziale) della tibia
  • La rotula

Tra queste tre strutture troviamo la cartilagine articolare.

Il ginocchio è un’articolazione che ha 2 gradi di libertà, questo significa che sono possibili i movimenti di:

  • Flessione / estensione
  • Piccole rotazioni. Queste avvengono solo quando il ginocchio è flesso, mentre se è esteso non sono possibili.

La stabilità del ginocchio: muscoli e legamenti

L’articolazione del ginocchio non è molto stabile; per questo motivo è molto importante la presenza della capsula articolare e dei muscoli, che inserendosi in prossimità della capsula articolare conferiscono stabilità al ginocchio.

I muscoli più importanti dell’articolazione del ginocchio sono:

  • Quadricipite, che è il muscolo anteriore della coscia ed è un estensore del ginocchio
  • Ischio crurali, i muscoli posizionati nella zona posteriore della coscia che contraendosi provocano la flessione del ginocchio.

Altri elementi di estrema importanza nell’articolazione del ginocchio sono i legamenti e i tendini. I più importanti sono:

  • Tendine rotuleo, è il tendine del muscolo del quadricipite; questo ingloba la rotula e si inserisce nella parte anteriore della tibia. In questo modo va ad aumentare la stabilità anteriore del ginocchio.
  • Legamenti collaterali, laterale (sulla parte esterna del ginocchio) e mediale (sulla superficie interna del ginocchio)
  • Legamenti crociati, anteriore e posteriore. Si trovano all’interno del ginocchio e servono per stabilizzare il ginocchio durante la flessione e l’estensione. Questi hanno anche un’importante funzione di propriocezione, cioè contengono dei “sensori” che ci permettono di capire in ogni istante quale sia la posizione del nostro ginocchio nello spazio.
  • Menischi, interno ed esterno. Hanno la funzione di cuscinetti ammortizzatori che proteggono l’intera articolazione; inoltre possiedono anch’essi una capacità propriocettiva.

Cos'è la protesi di ginocchio?

Con il termine protesi di ginocchio si intende un intervento dove il medico ortopedico va a sostituire l’intera articolazione o parte di essa con componenti meccaniche costituite da un materiale biocompatibile.

Questo intervento è essenziale farlo quando l’articolazione del ginocchio si danneggia in modo irreversibile.

I pazienti che si sottopongono a questo intervento sono persone, di solito di età compresa tra i 50 e i 90 anni, che presentano i seguenti sintomi:

  • Forte limitazione articolare; la mobilità del ginocchio è ridotta e si ha difficoltà nell’eseguire le normali attività della vita quotidiana
  • Forte dolore
  • Gonfiore; molto spesso legato alla sensazione del paziente di bruciore al ginocchio
  • Peggioramento della qualità della vita

Perché si ricorre alla protesi di ginocchio?

Questi fattori scatenanti sono dovuti principalmente a vari fattori, tra i quali:

Condizione artrosica avanzata

Un ginocchio artrosico è un ginocchio dove la cartilagine articolare è completamente “sgretolata”. Le superfici articolari non riescono più a scorrere liberamente una sull’altra e la mobilità risulta ridotta.
Molto spesso il paziente che presenta questa situazione riferisce di avere un ginocchio che scricchiola. Il dolore in queste condizioni è molto elevato.

Quasi sempre in questi casi si ricorre alla protesi totale di ginocchio

Deformità del ginocchio

In un ginocchio normale l’asse tra tibia e femore forma un angolo di circa 175 gradi, guardando la persona dal davanti. Ci sono però delle condizioni disfunzionali in cui questo angolo può aumentare o diminuire:

  • Si parla di valgismo quando l’angolo diminuisce. Queste persone vengono definite con le ginocchia a X.
  • Si parla di varismo quando l’angolo aumenta. Queste persone sono definite con le ginocchia ad O; è la condizione tipica dei calciatori professionisti.

Queste due condizioni comportano un’usura maggiore di alcune zone del ginocchio piuttosto che di altre e molto spesso in questi casi si ricorre alla protesi monocompartimentale.

Un trauma specifico

A volte può capitare che in seguito ad un incidente il paziente debba essere sottoposto a protesi di ginocchio; questo è il caso dei pazienti più giovani di solito.

Malattie reumatologiche

Sono malattie in cui il sistema immunitario invece che proteggerci, ci attacca. Va a colpire le articolazioni distruggendo le superfici articolari; un esempio è l’artrite reumatoide.

Tutte queste condizioni si evolvono nel tempo; quindi inizialmente potrai gestirle con un programma di fisioterapia al ginocchio, terapie strumentali come la TENS al ginocchio o idrokinesiterapia.

Il mio consiglio è sempre quello di affidarti ad un centro di professionisti sanitari laureati, così da poter avere le cure migliori.

I soggetti più a rischio sono quelli compresi tra i 50 e gli 80 anni. Non dimenticare però che anche un peso eccessivo può compromettere una precoce usura dell’articolazione del ginocchio. Quindi è bene condurre una vita sana e stare attenti all’alimentazione.

Attraverso l’intervento si cerca di ridare la giusta mobilità articolare al paziente ma soprattutto di ridurre il dolore.

L’intervento è invasivo e per questo richiede una riabilitazione post – chirurgica adeguata, con un fisioterapista esperto e ben preparato sull’argomento.

Come capire se ti serve davvero una protesi di ginocchio?

Per prima cosa devi rivolgerti ad un bravo ortopedico che ti sottoporrà ad una accurata anamnesi (cioè ti chiederà molte informazioni riguardo i sintomi e la tua storia pregressa) e ad una attenta valutazione del ginocchio.

Andrà ad osservare se il ginocchio è caldo e gonfio al tatto; muoverà il tuo ginocchio per vedere se sono presenti delle limitazioni e valuterà anche la mobilità della rotula.

Dopo aver raccolto queste informazioni il medico può decidere di prescrivere degli esami strumentali per riuscire ad avere un’idea più chiara della situazione, prima di decidere se è bene sottoporsi all’intervento.

Tra questi esami abbiamo:

  • Radiografia in carico per valutare le componenti ossee e articolari, dove ti faranno delle fotografie sul piano frontale (da davanti) e su quello sagittale (di fianco). È il principale esame che viene richiesto.
  • Solo se necessario verranno richiesti in un secondo momento una risonanza magnetica o una TAC.

In questo modo l’ortopedico può studiare anche le parti molli (tendini e legamenti) del ginocchio.

La scelta dell’intervento di protesi di ginocchio migliore

L’ortopedico grazie a tutte le informazioni che ha ricavato con la visita e l’analisi degli esami strumentali sarà in grado di decidere quale è la protesi più adatta al tuo caso.

Devi sapere infatti che esistono due principali tipi di protesi:

  • Protesi totale del ginocchio. In questo caso viene sostituita tutta l’articolazione e spesso questo comporta anche la rimozione dei legamenti crociati. In alcuni casi il danno è talmente esteso che intacca anche la rotula, e quindi anche questa può essere sostituita.
  • Protesi monocompartimentale. In questo tipo di protesi viene sostituita solo una parte del ginocchio. L’ortopedico decide di optare per questa soluzione se, tramite gli esami strumentali, si vede che solo una parte della cartilagine è compromessa. Questo tipo di protesi è molto meno usato del precedente; solitamente solo 1 paziente su 4 opta per questa possibilità. Questo perché, pur essendo un intervento meno invasivo rispetto al primo, può essere che non risolva pienamente il problema del dolore; inoltre, come durata in tempo, dura meno rispetto alla protesi totale.

Le protesi sono poi classificate in base alla conservazione o meno dei legamenti crociati; abbiamo infatti:

  • Protesi PS (postero stabilizzata) dove vengono asportati entrambi i legamenti crociati
  • Protesi CR dove viene asportato solo il legamento crociato anteriore ma si conserva quello posteriore
  • Protesi con la conservazione di entrambi i crociati, è la pratica meno invasiva.

Perché è importante mantenere i legamenti crociati?

Questa seconda classificazione che abbiamo visto non è del tutto banale, anzi è un elemento molto importante da tenere in considerazione.

Prima ti ho accennato che i crociati sono fondamentali per la propriocezione del ginocchio. Capisci bene quindi che averli aiuterà il paziente a riconoscere la posizione del proprio ginocchio nello spazio.

Inoltre, ti ho detto che i crociati sono essenziali per dare stabilità al ginocchio; quando viene asportato il crociato anteriore quello che si ottiene è che nel movimento di flessione del ginocchio la tibia scivola troppo anteriormente rispetto al femore.

I pazienti che vengono sottoposti ad asportazione dei legamenti crociati dicono di sentire il ginocchio leggermente instabile, soprattutto nella fase di discesa dal gradino.

Ovviamente poter conservare i crociati non è sempre possibile e questo dipende dalle condizioni di partenza del paziente; se però vi fosse la possibilità, sarebbe sicuramente la scelta migliore da fare.

In questo caso infatti otterremo un ginocchio protesizzato che mantiene però la maggior parte delle caratteristiche di un ginocchio “normale”.

Quanto dura una protesi al ginocchio?

Purtroppo la protesi non è eterna; anche questa infatti va incontro ad usura. La sua durata è in media di 15-20 anni (in soggetti giovani però può durare anche meno).

L’intervento di ri-protesizzazione è molto complesso e non sempre porta a risultati ottimali.

Quindi prima di decidere di sottoporsi ad una protesi è bene valutare tutti i pro e i contro insieme all’ortopedico.

Spesso nei soggetti giovani, se è possibile, si cerca di rimandare l’intervento di protesizzazione cercando di “tamponare il dolore” con un corretto programma di riabilitazione al ginocchio (come descritto in precedenza).

Nei soggetti anziani invece, non ha molto senso aspettare perché più si aspetta più la situazione generale del paziente potrebbe aggravarsi; se insorgono patologie concomitanti dovute all’aumentare dell’età, queste renderebbero l’intervento e anche la successiva fase riabilitativa più difficoltosi.

Pre-Ricovero

Una volta che hai deciso di effettuare l’intervento e che l’ortopedico ti ha dato tutte le indicazioni necessarie sarai sottoposto al pre-ricovero.

Infatti, questo è necessario per effettuare tutti gli esami preparatori e per poter parlare con l’anestesista.

Il colloquio con l’anestesista è di estrema importanza per metterti a tuo agio e toglierti ogni dubbio sull’intervento. Insieme a lui deciderete se è meglio optare per l’anestesia generale (cioè durante l’intervento sarai addormentato completamente) o l’epidurale (ti verranno addormentate solo le gambe); in questo secondo caso non sarai proprio sveglio perché comunque ti verranno somministrati dei sedativi.

Dalla prima visita con l’ortopedico al giorno effettivo dell’intervento potrebbero passare anche parecchi mesi. Ti consiglio di utilizzare questo periodo per prepararti nel migliore dei modi ad affrontare l’intervento:

  • Ricava del tempo per camminare. In questo modo andrai ad allenare i muscoli e otterranno giovamento anche i tendini ed i legamenti
  • Esegui esercizi di allungamento muscolare, soprattutto dei muscoli posteriori della coscia
  • Rinforza gli arti superiori. Infatti in un primo momento dopo l’intervento dovrai utilizzare le stampelle o il deambulatore per evitare di caricare troppo sulla gamba operata. Affinché i movimenti siano fluidi ti consiglio di arrivare all’intervento con braccia forti.
Chirurgo protesi ginocchio
La scelta del medico ortopedico che ti seguirà per l'intervento è fondamentale: affidati ad uno specialista

L'intervento di protesi al ginocchio

Il giorno dell’intervento vero e proprio sarai invece preparato da una équipe di infermieri. Se necessario provvederanno alla rasatura del ginocchio, ti aiuteranno ad indossare un camice e a togliere tutti i gioielli e le eventuali protesi auricolari o la dentiera.

Una volta pronto ti accompagneranno in sala operatoria dove ci saranno l’anestesista e l’ortopedico ad aspettarti.

L’intervento durerà in media:

  • 2 – 3 ore nel caso di protesi totale del ginocchio
  • 45 minuti – 1 ora nel caso della protesi monocompartimentale.

Di seguito vado ad illustrarti i passaggi standard dell’intervento (poi ovviamente ogni chirurgo utilizzerà la tecnica per cui è maggiormente formato, ma principalmente queste fasi ci sono sempre):

  1. Artrotomia: il chirurgo incide il ginocchio anteriormente, dove si trova la rotula. La rotula viene spostata di lato e il chirurgo apre l’articolazione
  2. Preparazione delle superfici: il chirurgo va ad asportare i residui di cartilagine così da ottenere una base d’appoggio uniforme per la protesi. Nelle protesi monocompartimentali questa fase riguarda solo la parte di ginocchio danneggiata; in quelle totali riguarda l’intera superficie di tibia e femore.
  3. Impianto delle componenti metalliche: il chirurgo procede poi con l’impiantare le componenti metalliche di femore e tibia, che andranno a costituire la nuova articolazione
  4. Impianto della rotula: in base alle condizioni iniziali del paziente il chirurgo può decidere se inserire anche la protesi della rotula o meno.
  5. Posizionamento dell’inserto: Tra le componenti metalliche di tibia e femore si inserisce un inserto di plastica che andrà a sostituire la cartilagine. Questo serve per far scorrere le superfici.
  6. Test funzionali: il chirurgo esegue tutta una serie di test per vedere se l’impianto funziona
  7. Chiusura: il chirurgo chiude l’articolazione e in alcuni casi inserisce un drenaggio per l’eliminazione del sangue.

Possibili complicanze della protesi di ginocchio

Le complicanze in seguito a intervento di protesi del ginocchio sono molto rare. Te le elenco comunque qui di seguito così che tu possa esserne a conoscenza:

  • Infezione della ferita chirurgica o della protesi: nel primo caso si inizia subito una terapia antibiotica; nel secondo caso invece la situazione è più complessa e si può arrivare a dover sostituire la protesi con un secondo intervento.
  • Trombi: sono coaguli di sangue che possono portare addirittura alla morte del paziente se si staccano e riescono ad arrivare ai polmoni generando un’embolia polmonare. Per ridurre il rischio di questa possibilità il paziente dovrà portare calze elastiche e fare iniezioni di eparina per il periodo post – operatorio.

I segni che possono farti venire il sospetto di una trombosi venosa profonda sono calore, arrossamento e rigidità articolare

Questo può avvenire in entrambi gli arti inferiori (non per forza nella gamba operata). È bene contattare il medico al più presto.

  • Aderenze cicatriziali: è molto raro ma potrebbero svilupparsi delle aderenze. In questo caso il movimento risulterà ridotto.
  • Persistenza del dolore: un numero molto irrisorio di pazienti, nonostante l’intervento continua a presentare dolore al ginocchio.
  • Danno a nervi o vasi sanguigni dell’articolazione.

La fisioterapia della protesi del ginocchio

Una volta tornato in camera avrai modo di riprenderti dall’anestesia e incontrerai i fisioterapisti, con i quali affronterai tutta la riabilitazione post – operatoria.

Negli anni passati si tendeva a lasciare il paziente a letto dopo che veniva sottoposto ad un’operazione, e non sto parlando solo della protesi al ginocchio.

Questo infatti avveniva anche per la riabilitazione della protesi all’anca in seguito all’intervento. Oggi invece si tende a far alzare subito il paziente, e questo ha portato ad avere diversi benefici:

  • Evitare la sindrome da allettamento
  • Evitare l’insorgenza da lesioni da decubito
  • Prevenire la trombosi venosa profonda e una successiva embolia polmonare

Il primo incontro con il fisioterapista sarà per lo più conoscitivo. In primo luogo. il fisioterapista ti dirà delle indicazioni generali da rispettare, tra le quali:

  • L’importanza dell’uso delle calze elastiche per prevenire la trombosi
  • Non bagnare la ferita fino a quando non ti verranno tolti i punti
  • Eseguire movimenti di caviglia e anca per iniziare a rinforzare la muscolatura dell’arto inferiore.

I muscoli del ginocchio infatti sono quasi tutti bi-articolari (cioè attraversano due articolazioni). Spesso il fisioterapista andrà a lavorare sull’anca e sulla caviglia per ottenere indirettamente risultati anche a livello del ginocchio.

Ti mostro ora nel dettaglio le varie fasi della riabilitazione post protesi al ginocchio.

Fase 1: Prima settimana

Riduzione del dolore

Il paziente si aspetta che dopo l’operazione non sentirà più dolore. Tuttavia in un primo momento invece questo dolore è normale, perché c’è stato un danno ai tessuti e questi devono ripararsi.

Per ridurre il dolore ti verranno somministrati dei farmaci, puoi utilizzare il ghiaccio e il fisioterapista farà un po’ di terapia manuale.

Mobilizzazione passiva

Viene eseguita dal fisioterapista o attraverso il Kinetek. Il kinetek permette di muovere il ginocchio fino a 90 gradi di flessione e 0 gradi di estensione, così da recuperare il movimento il prima possibile.

Educazione ai passaggi posturali.

Il fisioterapista ti insegnerà subito come spostarti nel letto, scendere dal letto e raggiungere la carrozzina. Importante è che tu scenda dal letto dal lato dell’arto operato a piedi pari. Per effettuare i vari spostamenti è bene che tu utilizzi le stampelle o il deambulatore. L’educazione ai passaggi posturali è di fondamentale importanza per massimizzare l’autonomia del paziente.

Recupero del ROM attivo e passivo.

Con l’acronimo ROM si intende il range di movimento; per fare questo il fisioterapista ti darà dei semplici esercizi:

  • Posizionati a pancia in su sul lettino. Fai scivolare il tallone della gamba operata sul lettino così da piegare il ginocchio; quando hai raggiunto la massima flessione torna in posizione iniziale spingendo con il tallone sul lettino
  • Posizionati a pancia in su. Sotto la coscia ti verrà posizionato un rialzo e il fisioterapista solleverà la tua gamba. Ti chiederà poi di mantenere la posizione. Questo è un esercizio isometrico del quadricipite molto importante.
  • Mettiti a pancia in giù sul lettino; a livello delle caviglie verrà posizionato un rotolo morbido. Con la gamba sana piega la gamba operata; una volta raggiunti i 90 gradi di flessione lascia cadere la gamba operata, senza opporre resistenza al movimento.
  • Mettiti seduto a bordo del lettino con le gambe a penzoloni. Il fisioterapista ti chiederà di estendere il ginocchio tenendo l’anca in rotazione esterna; una volta raggiunta la massima estensione ti chiederà di mantenere la posizione: in questo modo andrai a fare un esercizio isometrico per il ginocchio. Dopo 10-15 secondi ti chiederà di lasciare cadere la gamba, senza controllare la discesa e continuare a lasciarla penzolare fino a che non si fermi completamente.

Il fisioterapista lavorerà inoltre la tua cicatrice; se non viene trattata possono formarsi delle aderenze e questo può comportare una riduzione del range di movimento permanente.

Rinforzo muscolare

Come ti accennavo in precedenza il rinforzo prevede il lavoro su tutti i muscoli dell’arto inferiore dalla caviglia all’anca. Esempi di esercizi che ti verranno proposti in questa fase sono:

  • Nel letto da supino (a pancia in su) muovere su e giù la caviglia. Questo permetterà il reclutamento dei muscoli della gamba e anche una azione di pompa circolatoria.
  • Contrazione isometrica del quadricipite, come ti ho spiegato precedentemente.

È importante lavorare anche sui muscoli dell’anca, soprattutto i glutei e i rotatori esterni dell’anca, essenziali per avere un corretto allineamento durante il cammino.

  • Sdraiati sul fianco non operato. Posiziona un cuscino tra le due gambe. Il fisioterapista metterà un cubotto rettangolare dietro la tua schiena: in questo modo non andrai a ruotare con la schiena mentre svolgi l’esercizio. Questo è molto importante per non compensare con il bacino e per avere un reclutamento muscolare più selettivo al medio gluteo.
    Il fisioterapista da questa posizione porterà la tua gamba in estensione con relativa rotazione esterna d’anca e ti chiederà di mantenere la posizione.
  • La fase successiva dell’esercizio precedente è quella di farti raggiungere la posizione di tenuta in autonomia.
  • Per lavorare ulteriormente sui muscoli estensori dell’anca il fisioterapista ti farà stendere sul fianco non operato. L’altro arto verrà posizionato con il ginocchio flesso a 90° e il tallone a contatto con il fianco del fisioterapista. A questo punto il paziente dovrà “spingere via” il fisioterapista attivando in questo modo i muscoli glutei.

Impostazione dello schema del passo.

In questa prima fase sarà fondamentale impostare il cammino con le stampelle o con il deambulatore. In entrambi i casi l’importante è non sovraccaricare troppo l’arto operato: infatti, dovrai scaricare il peso sulle braccia.

Se utilizzerai le stampelle lo schema del passo inizialmente è il seguente:

Stampelle – gamba operata – gamba sana

Fase 2: Seconda settimana

Continua la mobilizzazione e il recupero del ROM

Si continua a insistere sugli esercizi descritti in precedenza aumentando il carico con l’utilizzo di pesi o elastici. Oltre agli esercizi isometrici del quadricipite si passa anche a lavori contro gravità (esercizi concentrici).

Inizio di lavoro attivo sulla cyclette

La cyclette può essere di grande aiuto sia per recuperare la flessione ma soprattutto per il rinforzo muscolare.

Nei primi giorni ti consiglio di tenere la seduta della cyclette molto alta e senza nessuna resistenza. Inoltre, inizia ad effettuare non il movimento completo della pedalata ma solo un quarto di cerchio.

Con il passare dei giorni potrai abbassare la seduta ed aumentare la resistenza, così da rendere il lavoro sempre più difficile per i tuoi muscoli

Miglioramento dello schema del passo

Si ottiene utilizzando due canadesi, anche per lunghi tragitti. In base a come ti trovi nel cammino con le canadesi il fisioterapista può pensare di impostare il cammino a passo crociato; in questo caso non porterai più avanti entrambe le stampelle ma il cammino sarà più simile a quello fisiologico. Le stampelle saranno il prolungamento delle tue braccia:

  • Avanzerai con la stampella destra e la gamba sinistra
  • Il passo successivo sarà invece stampella sinistra e gamba destra

Impostazione dell’esecuzione delle scale.

Imparare a fare le scale è estremamente importante per non avere limitazioni una volta uscito dal reparto di riabilitazione.

Per eseguire le scale ti basterà rispettare queste semplici regole:

Per la salita del gradino

Stampelle –  Gamba sana –  Gamba operata

Per la discesa del gradino

Stampelle – gamba operata – gamba sana

Fase 3: Fase conclusiva da 1 a 3 mesi dopo l’intervento

Impostazione del cammino con una sola canadese

Essendo già passati parecchi giorni dall’operazione puoi iniziare a togliere una stampella. Camminando con un solo bastone canadese questo dovrà essere utilizzato dal lato opposto dell’arto operato (se sei stato operato al ginocchio destro, usa la stampella a sinistra).

Questo è essenziale per scaricare sempre il peso sull’arto superiore.

Importante è non stortarsi tutto dal lato della stampella andando poi a gravare sulla schiena.

Esercizi di rinforzo muscolare

Gli esercizi in questa fase diventeranno più difficili e con carichi maggiori:

  • Mezzo squat, con o senza appoggio anteriore
  • Sit to stand, senza l’utilizzo delle mani
  • Leg press, leg curl e leg extension

Esercizi di propriocezione e miglioramento dell’equilibrio

Tra questi abbiamo:

  • Stare in equilibrio su una gamba sola, prima su una superficie stabile e poi utilizzando le tavolette propriocettive
  • Cammino sulle punte o cammino con la base d’appoggio molto ristretta (come se fossi su una passerella di alta moda)

Protesi di ginocchio e tempi di recupero

In media il paziente dovrà tenere le stampelle o il girello per un periodo che va da 3 a 6 settimane; solo allora, se si sente sicuro, potrà tornare a caricare completamente sull’arto operato.

Entro 3 mesi dalla data dell’operazione, se il paziente ha seguito tutte le indicazioni fisioterapiche e ha svolto tutti gli esercizi, può tornare a svolgere le normali attività della vita quotidiana.

Molto spesso la domanda più frequente dei pazienti è “quando potrò tornare a…?”. Ti elenco qui di seguito le principali attività che stanno a cuore ad ognuno di noi, con i relativi tempi di recupero. Ricorda però che questa è una media; ogni caso poi va da sé.

  • Guidare: dopo 4-6 settimane dall’operazione.
  • Lavoro: dopo 6-12 settimane dall’intervento. Se è un lavoro sedentario anche prima.
  • Ritorno allo sport: dopo 4-6 settimane dall’operazione e comunque dopo un consulto con l’ortopedico.

Gli sport che potrai effettuare senza problemi sono:

  • Nuoto, evita però lo stile a rana
  • Golf
  • Ciclismo
  • Trekking
  • Sci di fondo

Gli sport che invece ti consiglio di evitare sono tutti quelli di contatto e che prevedono importanti e repentini cambi di direzione: quindi calcio, basket, tennis.

Conclusioni sulla fisioterapia per la protesi di ginocchio

L’intervento di protesi del ginocchio è un intervento molto comune tra le persone perlopiù anziane. Di norma è un intervento sicuro che porta nella maggior parte dei casi ad un buon recupero funzionale.

Come hai potuto notare la fisioterapia post – operatoria è di fondamentale importanza. In questo articolo ho dato enfasi agli esercizi di rinforzo del quadricipite; questo perchè rinforzare il quadricipite migliora la funzionalità del ginocchio e ne garantisce un miglior controllo.

Inoltre nella riabilitazione post-operatoria bisogna porre molta enfasi sugli esercizi di equilibrio.

Proprio per questi motivi ti consiglio sempre di recarti in un centro di professionisti sanitari competenti e laureati, così da poter ottenere un intervento riabilitativo personalizzato.

Bibliografia

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Matteo Pini

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