La fisioterapia del polso

La fisioterapia al polso è una parte specialistica della riabilitazione, soprattutto a seguito di traumi o operazioni chirurgiche. In questo articolo voglio spiegarti in cosa consiste, chi può farla ed a cosa devi fare attenzione.

4/15/2022
Fisioterapia
Federica Chiarion

Fisioterapia e riabilitazione per il polso in caso di frattura o distorsione

Molte volte, a seguito di un trauma, ti sarà capitato di avere dolore al polso e di aver bisogno di fisioterapia.

In questo articolo analizzerò l’articolazione del polso, i suoi meccanismi di lesione e le principali tipologie di fratture o distorsioni che lo colpiscono.

Inoltre ti spiegherò qual è il ruolo della fisioterapia nella riabilitazione del polso e ti farò vedere alcuni semplici esercizi, che possono aiutarti a ridurre il dolore e migliorare la mobilità.

Fisioterapia polso esercizi
La fisioterapia in seguito a traumi al polso può aiutarti a recuperare movimento e forza

Il polso: anatomia e biomeccanica

Prima di illustrare i traumi al polso ed i relativi rimedi, devo farti un piccolo accenno di anatomia per farti capire la complessità di questa parte del corpo.

Il polso è un’articolazione complessa dell’arto superiore che unisce le ossa dell’avambraccio con le ossa della mano.

In particolare le ossa che compongono l’articolazione del polso sono:

  • l’epifisi distale del radio (cioè l’estremità inferiore)
  • L’epifisi distale dell’ulna
  • Le 4 ossa della prima filiera del carpo, cioè:
  • scafoide
  • semilunare
  • piramidale
  • pisiforme.

Il polso è attraversato da molte strutture fondamentali per la funzionalità della mano, come i tendini dei muscoli flessori ed estensori del carpo e delle dita, le arterie radiale e ulnare con le corrispondenti vene satelliti, i nervi mediano, ulnare e radiale.

Poiché l’arteria radiale è molto superficiale, il polso è anche quella zona dell’avambraccio dove si appoggiano le dita per esaminare il battito cardiaco.

Ossa del polso, con evidenziate le ossa principali
Anatomia del polso: le ossa

Il polso è una diartrosi, cioè un’articolazione di tipo sinoviale, caratterizzata da varie componenti, quali: cartilagine e capsula articolare, membrana e liquido sinoviale, tendini e legamenti.

I legamenti del polso

Devi sapere che i legamenti sono strutture fibrose di tessuto connettivo, fondamentali per collegare due ossa tra loro.

Nel polso infatti permettono di collegare e garantire stabilità a tutte le ossa del carpo tra di esse e con radio e ulna.

I legamenti più importanti del polso sono:

  • collaterale radiale. Collega lo stiloide radiale, da cui prende il nome, allo scafoide e al trapezio (osso della seconda filiera del carpo);
  • collaterale ulnare. Collega lo stiloide ulnare, da cui prende il nome, al piramidale e pisiforme;
  • radiocarpale palmare. Collega l’estremità distale del radio dal lato palmare, alle ossa della prima filiera del carpo;
  • radiocarpale dorsale. Complementare del legamento radiocarpale palmare, collega l’estremità distale del radio dal lato dorsale, alle ossa della prima filiera del carpo;
  • Scafo-Lunato. Collega lo scafoide al semilunare;
  • Fibrocartilagine triangolare. Complesso legamentoso che unisce l’epifisi del radio con l’epifisi dell’ulna.

Lesioni ed infortuni del polso

La maggior parte delle condizioni patologiche del polso fanno riferimento a traumi ad alto impatto come cadute o incidenti.

Infatti, il primo movimento automatico e istintivo che ci viene da fare è mettere le mani avanti, cioè proteggere il resto del corpo e in particolare la colonna vertebrale.

Questa è il principale sostegno del nostro corpo, e il cuore e i polmoni, che sono gli organi vitali contenuti nella gabbia toracica. Tale gesto di protezione, inevitabilmente causa l’impatto del polso col terreno o con ciò che abbiamo davanti. Pensa ad esempio ad una persona che inciampa su un gradino o che subisce un tamponamento in auto.

L’impatto può avvenire sul palmo o sul dorso della mano. In ogni caso il polso sarà costretto per forza maggiore a una flessione o estensione forzata con compressione improvvisa delle strutture che lo compongono.

Tale meccanismo può innescare degli stiramenti dei legamenti del polso, causando distorsioni parziali o complete, oppure vere e proprie fratture delle ossa.

Vediamo insieme le principali tipologie di fratture e distorsioni del polso.

Le principali fratture del polso

Con il termine frattura si intende l’interruzione della continuità e della integrità strutturale di un osso.

In generale, una frattura può essere classificata in base all’esito della lesione:

  • composta: senza dislocazione dei frammenti, cioè le parti fratturate rimangono nella loro sede anatomica.
  • scomposta: con dislocazione dei frammenti, cioè i segmenti ossei perdono il loro allineamento.

Come ho detto prima, l’impatto ad alta potenza del polso al suolo o su un ostacolo può determinare una frattura delle ossa che lo compongono, cioè radio, ulna e ossa del carpo.

Le fratture di polso si possono dividere, sostanzialmente, in due macrogruppi.

Infatti ci sono le fratture dell’epifisi distale del radio e le fratture dello scafoide; a loro volta differenziate e classificate in sottogruppi, che di seguito riporto.

Fratture dell’epifisi distale del radio

L’epifisi distale del radio coincide con l’estremità inferiore del radio, cioè quella porzione di osso che si articola direttamente con le ossa della prima filiera del carpo.

Dal punto di vista ortopedico, tali fratture vengono classificate tramite la classificazione universale delle fratture distali del radio, che distingue 4 tipi.

Il sistema di Fernandez, invece, permette di classificare le fratture dell’epifisi distale del radio sulla base del meccanismo di lesione:

I Tipo - Flessione

Si distinguono:

  • Fratture di Colles: con dislocazione dorsale del frammento fratturato (più comune)
  • Fratture di Smith: con dislocazione volare del frammento fratturato

II Tipo - Taglio

Si distinguono:

  • Fratture volari e dorsali di Barton
  • Da taglio dello stiloide radiale
  • Fratture da taglio della faccetta semilunare

III Tipo - Compressione: interrompono la superficie articolare dell’estremo distale del radio.

IV Tipo - Avulsioni: dell’articolazione radiocarpica associate a piccole fratture da avulsione legamentosa

V Tipo - Combinate: possono combinare tutti gli altri tipi e associare una sindrome compartimentale dell’avambraccio o ferite aperte

Frattura di Colles

Fratture dello scafoide

Le fratture dello scafoide sono le più frequenti tra quelle delle ossa del carpo.

Spesso sono anche difficili da diagnosticare. Tuttavia un attento e scrupoloso esame clinico e diagnostico è fondamentale per evitare la complicanza più importante: la necrosi avascolare.

Lo scafoide è a grave rischio di necrosi avascolare, a causa della precaria circolazione arteriosa presente.

Le fratture dello scafoide si possono classificare in base all’orientamento e alla localizzazione della frattura. Si distinguono fratture:

  • del terzo prossimale
  • del terzo medio (le più frequenti)
  • della zona del terzo distale o della tuberosità (molto rare).
Frattura dello Scafoide

Le distorsioni del polso

La lesione di uno o più legamenti causano una condizione di instabilità articolare tra le ossa del carpo.

Ciò comporta dolore e limitazione articolare, che col passare del tempo possono degenerare in artrosi a causa della degenerazione della cartilagine.

La rottura parziale o completa di un legamento determina la distorsione di polso.

Solitamente a seguito del trauma distorsivo possono comparire i tipici segni dell’infiammazione: dolore, calore, gonfiore, rossore e limitazione funzionale.

Nel giro di poche ore questi segni caratteristici possono diminuire fino a scomparire oppure possono persistere a riposo o comparire durante i movimenti, a seconda del grado di lesione subito.

Seguendo la classificazione delle distorsioni secondo Humanitas Research Hospital, si distinguono 3 gradi di distorsione, riassunti così:

  • 1 grado (lieve): stiramento del legamento, ma non rottura.
    Limitazione funzionale minima.
  • 2 grado (moderata): lesione parziale o completa, con articolazione stabile.
    Discreta limitazione funzionale.
  • 3 grado (severa): lesione parziale o completa, con articolazione instabile.
    Importante limitazione funzionale.

I legamenti maggiormente soggetti a distorsioni sono:

  • Legamento Scafo-Lunato: è la tipica distorsione di chi per proteggersi da una caduta mette d’istinto le mani avanti che impattano col terreno; spesso è associata alla frattura del radio.
  • Fibrocartilagine Triangolare: la distorsione di questo complesso legamentoso è tipico di chi lavora con il martello pneumatico, degli idraulici oppure di chi pratica sport come pallacanestro, rugby, pallavolo.

In base al tipo di lesione, parziale o completa, e al grado di lesione, il trattamento si distingue in chirurgico o conservativo (vedremo il trattamento nei paragrafi successivi)

Sintomi e diagnosi di una frattura di polso

Quali sono i sintomi e i segni più comuni di un polso rotto?

  • Dolore: presente a riposo o durante i movimenti, se aumenta durante la compressione in alcuni punti specifici si può localizzare e classificare la frattura.
  • Gonfiore: la rottura di un osso innesca il meccanismo dell’infiammazione, che a sua volta porta alla formazione di edema, cioè liquido infiammatorio che si accumula nel sito della lesione.
  • Ecchimosi: la presenza di un ematoma indica una probabile lesione vascolare e il versamento di sangue nel sito.
  • Limitazione funzionale: il polso risulta limitato nei movimenti della vita quotidiana, sia dal punto di vista articolare che muscolare con riduzione della forza.
  • Crepitii o scrosci: alcuni rumori articolari anormali come crepitii e scrosci possono essere udibili durante la palpazione o la mobilizzazione.
  • Deformità articolare: il polso sembra storto, come se le ossa della mano fossero dislocate dorsalmente. Questa è la cosiddetta deformità a dorso di forchetta, tipiche delle fratture di Colles.

Diagnosi di frattura

La diagnosi di frattura di polso viene effettuata tramite indagini strumentali come:

  • RX (radiografia): è il primo step utilizzato per la diagnosi, perché permette di analizzare nello specifico la struttura ossea e quindi identificare fratture o lussazioni.
  • RM (risonanza magnetica) o TC (tomografia computerizzata). Sono entrambi strumenti che permettono indagini strumentali più approfondite, infatti sono estremamente sensibili nell’identificazione di microfratture non visibili ai raggi X o lesioni a tessuti molli come tendini e legamenti o lesioni vascolari.

Tipologie di trattamento e fisioterapia per il polso

In caso di fratture di polso è fondamentale un trattamento tempestivo e specifico.

La classificazione della frattura, secondo i sistemi di classificazione universale e di Fernandez, è importante per la scelta del trattamento.

Il trattamento è caratterizzato dalla cosiddetta riduzione della frattura, che si differenzia, sostanzialmente, in trattamento chirurgico o trattamento conservativo. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Una frattura di polso non trattata precocemente o trattata in modo inadeguato può portare allo sviluppo di alcune complicazioni, quali:

  • Rigidità articolare
  • Dolore cronico
  • Disabilità funzionale
  • Osteoartrite
  • Mancata consolidazione della frattura (o ritardo di consolidazione)
  • Danni a strutture nervose o vasi sanguigni

Trattamento conservativo: il gesso

Il trattamento conservativo, invece, non implica un intervento chirurgico a cielo aperto e nemmeno di una sala operatoria; viene effettuato in ambulatorio medico o pronto soccorso dall’ortopedico e prevede due fasi.

  1. Manovra di riduzione: tale manovra è una manipolazione effettuata dal medico ortopedico, che consiste nella combinazione di trazione, flessione, deviazione ulnare e pronazione.
  2. Immobilizzazione con gesso: a seguito della manovra di riduzione, sul sito interessato dalla frattura vengono posizionate bende immerse nel gesso liquido, che in poco tempo diventa solido e assicura la stabilità dell’articolazione e dei capi ossei.

Per le fratture di polso vengono utilizzate 2 tipologie di gessi: a spiga del pollice sugar tong e a spiga del pollice antibrachio-metacarpale.

Immobilizzazione in gesso per frattura di polso

Trattamento chirurgico: fili di K e placche

Il trattamento chirurgico implica un vero e proprio intervento chirurgico in anestesia locale, durante il quale vengono ripristinati il corretto allineamento e orientamento dei frammenti ossei, stabilizzati tramite specifici mezzi di sintesi.

Il trattamento chirurgico è indicato in tutte le fratture di polso scomposte e instabili e in fratture composte in cui vi è un’intolleranza all’immobilizzazione prolungata per cause lavorative o sportive.

I mezzi di osteosintesi più comunemente usati sono:

  • Fili di Kirschner: sono dei fili rigidi e sottili, posizionati per via percutanea; sono utilizzati per fratture instabili ma riducibili;
  • Placche e viti per fissazione interna: utilizzati per fratture irriducibili.

All’osteosintesi segue un periodo di immobilizzazione dell’articolazione con gesso o splint, fino alla completa consolidazione della frattura.

Osteosintesi con placca e viti per frattura dell’epifisi distale del radio

Riabilitazione: la fisioterapia del polso

La riabilitazione del polso in caso di frattura comincia subito dopo la riduzione, sia con trattamento chirurgico che conservativo.

Leggi l’articolo sulla fisioterapia della mano per scoprire in quali altre patologie è importante l’approccio fisioterapico.

È molto importante iniziare il prima possibile un programma di fisioterapia al polso. Infatti è necessario accelerare i tempi di guarigione e ritorno all’attività e anche per evitare complicazioni, come quelle viste prima, come rigidità e dolore cronico, osteoartrosi, vizi di consolidazione.

Preceduta da una scrupolosa valutazione fisioterapica, la fisioterapia del polso si divide essenzialmente in due fasi: fase acuta o di consolidazione (0-12 settimane) e fase post-acuta o post-consolidazione (12 settimane +).

Fase acuta

La fase acuta, anche definita di consolidazione è la fase post-operatoria o post-ingessatura che dura circa 12 settimane. Questo è infatti il tempo che la frattura impiega per consolidarsi e quindi il tempo di guarigione dell’osso.

In questa fase è fondamentale iniziare il prima possibile un programma di esercizi di fisioterapia, che hanno come obiettivi:

  • Mantenere la mobilità delle articolazioni libere dal gesso (cioè spalla, gomito e dita delle mani)
  • Ridurre l’edema accumulato nei tessuti, attraverso indicazioni di autotrattamento di seguito riportata e sedute di linfodrenaggio
  • Ridurre il dolore

Per evitare un ulteriore accumulo di liquido infiammatorio e aumentare l’edema puoi seguire questi semplici consigli:

  • Elevazione della mano. Durante l’arco della giornata cerca di mantenere il braccio in posizione elevata con la mano in alto e il gomito in basso. Infatti, così facendo i liquidi, essendo a favore di gravità, saranno facilitati al ritorno verso il cuore attraverso le vene e i vasi linfatici ed eviterai che la mano si gonfi ulteriormente.
  • Ghiaccio. Applica del ghiaccio sulla mano ogni 2 ore per massimo 15 minuti, per ridurre l’infiammazione, il gonfiore e il dolore.
  • Esercizi antiedema. Esegui più volte al giorno gli esercizi nel video qui sotto, specifici per ridurre l’edema presente nella mano.

Fase post-acuta

La fase post-acuta, anche definita post-consolidazione, inizia quando grazie a indagini strumentali di controllo come RX o TC viene accertata la guarigione dell’osso e la consolidazione della frattura.

Il fisioterapista ottiene così il via libera per la progressione nel programma terapeutico e può iniziare con esercizi di fisioterapia per il polso.

Gli obiettivi della seconda fase diventano:

  • Recuperare il range articolare del polso in tutte le sue direzioni: flesso-estensione, prono-supinazione, deviazione.
  • Recuperare la forza e la resistenza muscolare.
  • Migliorare il controllo motorio e la propriocezione del polso.
  • Promuovere la gestualità fine e grossolana, integrando anche esercizi di terapia occupazionale.

È molto importante che tu prosegua il programma riabilitativo anche a casa, ripetendo alcuni esercizi imparati con il fisioterapista, per tornare a una funzionalità del polso ottimale, come prima dell’evento traumatico.

Nel prossimo video, ti faccio vedere alcuni semplici esercizi per il polso che puoi fare a casa che supportano il programma fisioterapico.

Esegui gli esercizi almeno 2 volte al giorno, in modo cauto e graduale.

Se il dolore è troppo forte puoi rilassare la muscolatura e facilitare i movimenti immergendo la mano in acqua calda per 1 minuto.

Rispetta sempre il tuo dolore e non forzare oltre esso.

Conclusioni sulla fisioterapia del polso

La fisioterapia al polso è fondamentale dopo un trauma al polso, sia che abbia causato una frattura, sia che abbia prodotto solamente una distorsione.

Se hai subito una frattura, sei stato operato o stai tenendo il gesso, non esitare a contattarci per una valutazione con i nostri fisioterapisti.

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Federica Chiarion

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